Racconto in cerca d’autore: centro storico

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Quinta puntata

Ludo sa che una buona idea può averla chiunque e che fare impresa, è un’altra cosa.
Un’idea, per tramutarsi in azienda, ha bisogno di un mercato, un business plan, di collaboratori e soprattutto di qualcuno che creda nel progetto: in poche parole qualcuno che metta il grano.
La loro sarebbe stata una start-up e le start-up sono scommesse, che la maggior parte delle volte falliscono entro il primo anno di vita
Fa parte del gioco, se non trovi il modo di scalare il business e farlo diventare economicamente sostenibile…

Ludovica fallì per tre volte, prima di azzeccare l’idea giusta: quella che le ha permesso di realizzare una exit a sei zeri e diventare la startupper donna, più giovane del nostro paese.
Dante aveva messo lo zampino anche in quell’impresa.
«Perché pensi che andrà tutto male, e se invece andasse tutto schifosamente bene?» 
«Lo sai Ludo che a fare una cosa fatta male, ci vuole lo stesso tempo di farla bene?» erano le parole che il nonno le ripeteva fin da bambina.Quelle parole erano diventate per lei un mantra di programmazione.
Parole che ogni mattina ripeteva mentre faceva colazione, mentre lavava i denti, mentre era diretta all’università.
Parole che aveva scritto sui post-it e disseminato sulle ante dell’armadio, i pensili della cucina e la porta del frigorifero, insieme alle calamite prese in giro per il mondo.
Quelle parole hanno formato il suo granitico mindset: quello che non la fa mollare mai.
Capire che la crescita e il successo passano inevitabilmente per il fallimento, è difficile da digerire: prima ci riesci e prima raggiungi i tuoi obiettivi.
Quando fallisci, non fallisci come persona, sperimenti modi alternativi – che non funzionano – per realizzare la cosa che hai deciso di fare. Punto.

Quel modo di approcciare la vita, insieme al suo innato ottimismo, l’avevano sempre aiutata a raggiungere i suoi traguardi: anche questa volta sarebbe andata così.
Creare un officina del sapere, unendo le idee innovative di giovani designer nazionali e internazionali, alle sapienti mani dei nostri artigiani, avrebbe permesso di realizzare prodotti eccezionali e dato una spinta all’economia dei borghi italiani.
Tecnologia, qualità ed eccellenza, i tre pilastri dell’ambizioso progetto.
Ogni viaggio, anche il più difficile e rischioso inizia nello stesso identico modo: facendo il primo passo, il resto viene da sé.
Per realizzarlo aveva bisogno di una squadra, della sua squadra.
Persone di cui si fidava ciecamente, con cui aveva affrontato altre sfide.
Avrebbe riunito il gruppo Ph, il gruppo con il quale era riuscita a farsi finanziare tre anni prima.
Dove aveva conosciuto Sabrina, la sua ex migliore amica e Federico il suo ex migliore ragazzo: fallimento che stava ancora metabolizzando…

[Continua la prossima settimana.] 

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Emiliano brinci coprywriter

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