Racconto in cerca d’autore: moleskine

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Nona puntata

Il primo anno con Federico fu un’esperienza incredibile, che non aveva mai provato prima. Le sembrava di vivere sulle montagne russe. Ogni giorno emozioni infinite.
Forse perché per la prima volta in vita sua era innamorata.
Forse perché era la prima convivenza.
Forse perché quando lo baciava, stretta tra le sue braccia, percepiva di non aver bisogno di altro. Aveva già tutto.

Forse perché trovarsi lontano dal suo vecchio mondo, dai suoi affetti, da tutto quello che era il suo passato, la faceva sentire una persona nuova, con una nuova vita: tutta da scrivere.
Era felice. Per la prima volta, dopo tanto tempo.
Assurdo! Ritrovarsi in una città straniera, in mezzo a tanti estranei e proprio lì, dove non avrebbe mai pensato succedesse, trovare la sua anima gemella.
Il rapporto con Federico era pazzesco. Lui la capiva e lei capiva lui, senza troppe parole.
Riuscivano a comunicare nel silenzio. Capivano cosa pensava l’altro, senza parlare; a volte bastava uno sguardo, un gesto e subito tutto tra di loro era chiaro.
A Ludo piaceva la loro sintonia e il loro modo di comunicare fuori dagli schemi tradizionali.

Il periodo passato a Londra fu il più felice che visse, dopo quel terribile 13 novembre.
Andare a vivere dai nonni, cambiare casa, città, scuola, amici, fu durissimo.
Quando perdi qualcuno di caro, è sempre difficile andare avanti e poi, Ludovica era piccola, troppo piccola per sopportare un dolore così grande.
Per fortuna aveva i suoi due pilastri: il nonno Dante e la nonna Silvia. E poi c’era Marta, la sua psicologa, il suo angelo custode, la sorella maggiore che non aveva mai avuto.
Loro l’aiutarono a rimettersi sui binari giusti, quelli che la portarono lontana dal triste momento che stava vivendo.
Ludovica si trasferì in campagna, nella casa dei nonni, dove imparò a vivere a contatto con la natura, gli animali, le piante, tutto quello che prima riusciva a vedere solo nel fine settimana.
Era passata da una città grande e rumorosa, come Firenze, alla campagna calma e rassicurante di Montalcino.
Amava la cascina dei nonni, l’orto, il capanno degli attrezzi e il centro storico, dove c’era l’officina di nonno Dante.
Ricordava quando finita la scuola passava da lui e si metteva a fare i compiti nel suo ufficio, mentre lui forgiava il ferro, dando libero sfogo alla sua creatività artistica e alla sapienza delle sue mani.
Ricordava l’odore delle torte che nonna Silvia le preparava. L’odore intenso che le entrava nelle narici, appena metteva piede nell’androne di casa.

Il periodo di Londra spazzò via il male del suo passato.
Finalmente Ludovica riusciva a vivere nel presente, senza pensare troppo alla veloce e prorompente valanga, che spazzò via i suoi genitori.

Poi un giorno, sfogliando distrattamente una rivista, mentre era in treno, iniziò a pensare alla sua infanzia, alla fattoria, a tutto l’amore che riviveva pensando a quel periodo e capì il motivo del suo malessere: era stufa del suo lavoro, dell’ufficio, del tailleur, delle camicie e i tacchi alti. Era stanca di tutto quello e le ritornarono in mente le parole del suo babbo: «Ricordati di passare più tempo nella natura.» 
«Hai ragione babbo, sono cresciuta nella natura e sono finita a vivere in mezzo a giganti di ferro e vetro, senza anima.»

In quel preciso istante capì che doveva fare qualcosa per se stessa. Come era finita lì? Ma sopratutto perché?
Compose velocemente il numero di Federico.
«Ciao amore dove sei?»
«Ciao Fede, oggi lavori?» tagliò corto Ludovica.
«No Ludo, oggi non lavoro, fish and chips da Edward?»
«Sì vediamoci lì tra venti minuti, e porta la tua Moleskine.» Riattaccò senza aspettare che Federico le rispondesse.
«Certo Ludo, ok vediamoci lì», rispose Federico al telefono ormai muto.
Prese lo zaino, la sua Moleskine, le chiavi di casa e si chiuse la porta dietro le spalle.

[Continua la prossima settimana]

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Emiliano brinci coprywriter

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